Sofferenza bancaria Capocotta ⭐ Tornare al credito si può e si deve con la riabilitazione, ossia la cancellazione protesti!

Sofferenza bancaria Capocotta

Improvvisamente vi arriva, un bel giorno, un avviso dalla CAI, la Centrale Allarme Interbancaria, dove siete dichiarati cattivi pagatori, protestati o che c’è una Sofferenza bancaria Capocotta.

Le diciture che indicano che siete nei “guai”, tra le peggiori, sono la Sofferenza bancaria Capocotta perché questo porta ad avere tantissimi grattacapi con tutti gli enti finanziari che erogano del denaro, ma in modo specifico con le banche.

Qualsiasi sia il problema con cui siete arrivati ad essere dei cattivi pagatori o protestati, deve essere risolto perché, per 60 mesi, cioè per ben 5 anni, non avrete più la possibilità di usare alcun servizio finanziario. Tra quelli che sono i più importanti ritroviamo richiesta di prestiti o di mutui e finanziamenti di qualsiasi genere, ma quelli che sono poi comuni e riguardano delle situazioni che sono assolutamente di uso quotidiano nella propria vita normale, ci sono la totale assenza di un garante bancario oppure di una fideiussione.

Sebbene quest’ultimi servizi non richiedono un esborso economico, alla fine sono delle credenziali che permettono di avere comunque altri benefici.

Per esempio si deve cambiare casa oppure i deve affittare un locale commerciale, ma dove il proprietario del negozio vuole avere una fideiussione, cioè una credenziale che, se in caso non pagate l’affitto, la banca potrà elargire il canone d’affitto al vostro posto. Solo che se siete in Sofferenza bancaria Capocotta vi potete dimenticare questa garanzia.

Lo stesso vale per un’eventuale garante che sarebbe utilissimo quando si ha bisogno di comprare un’auto dove, nonostante abbiate delle buone credenziali e perfino una busta paga, alla fine risultate come cattivi pagatori, già soggetti ad un sequestro del quinto dello stipendio.

Noi cerchiamo di dare dei chiarimenti in merito, ma queste sono solo alcune delle situazioni a cui potreste andare incontro. Quando poi si parla di condizioni che riguardano espressamente le attività commerciali, che hanno bisogno di avere dei contanti o dei finanziamenti per riuscire a far fronte a delle spese impreviste oppure a delle di acquisto di merce o pagamento di debiti, la situazione diventa realmente rischiosa.

Però lo Stato e il Codice Civile consentono di trovare delle soluzioni a questi problemi che sono dati da alcune procedure che si effettuano in breve tempo. C’è da dire che per eliminare la Sofferenza bancaria Capocotta è necessario saldare il debito e questo spesso è difficile, ma dove si potrà avere una serie di accordi bonario oppure similari, in modo che il creditore sia in grado di arrivare ad avere il suo denaro, mentre il debitore potrà ripulire la sua figura finanziaria.

Ristrutturazione del proprio debito, come fare

Tra le possibilità date per riuscire a scongiurare l’ombra del cattivo pagatore, ritroviamo quello che riguarda la possibilità di una ristrutturazione del debito. Attenzione che ciò non vuol dire che si ha a che fare con una condizione che consente di avere immediatamente una cancellazione del cattivo pagatore. Inoltre non è detto che esso venga poi accettata da parte del creditore.

Tuttavia spieghiamo quali sono le possibilità poiché essa è una strada che si potrà intraprendere quando si ha un debito molto, ma molto grande e si ha bisogno di trovare una soluzione per diminuire l’impatto con i pagamenti che sono mensili oppure anche ogni 15 giorni.

Un’azienda che ha chiesto 10.000 euro in prestito, ma non è riuscita assolutamente a restituire la somma, sicuramente avrà dei problemi come cattivo pagatore. A questo punto la banca richiede il dovuto, ma nota che le credenziali che erano state messe a disposizione per l’erogazione del prestito, come ad esempio immobili di proprietà oppure macchinari, ora non sono più di proprietà dell’azienda oppure sono molto usurati, tanto che alla fine essi sono stati svalutati di oltre il 70%. Si procede ad un eventuale pignoramento con sequestro per fare la vendita e quindi recuperare il debito, almeno in parte.

C’è da dire che questa situazione non è vantaggiosa né da un lato e nemmeno dall’altro, cioè i due contraenti, banca e azienda, rischiano di trovarsi uno con un debito che non è stato saldato e l’altro senza gli immobili della propria azienda.

Cosa fare? L’azienda, tramite l’uso di un avvocato, può chiedere alla banca se è possibile patteggiare. Quest’ultima potrebbe semplicemente eseguire una ristrutturazione del debito, con un pagamento rateale, da proporre alla banca, ma deve considerare la sua attuale situazione economica e finanziaria. Ad ogni modo tramite un pagamento o versamento mensile delle rate che andranno a ricomporre il debito, si potrebbe avere una ristrutturazione del debito stesso.

Dunque alla fine l’azienda viene messa in condizioni di poter pagare e, tenendo fede a quello che è stato ora accordato, cioè la restituzione del debito, si potrà dunque riuscire ad eliminare la situazione che si è creata.

Tuttavia sia il termine di “cattivo pagatore”, come perfino il protesto, permane finché non ci sarà realmente l’estinzione totale. In un secondo tempo si potrà poi cancellare il protesto oppure il cattivo pagatore.

La dicitura che riguarda la Sofferenza bancaria Capocotta rimarrà invariata fino alla fine della ristrutturazione debitoria. Si tratta dunque di una contromisura che in futuro verrà ridimensionata, ma è comunque un’opportunità che riesce a garantire una soluzione finale.

Però non è detto che questa situazione sia realmente accettata perché la banca deve considerare quale sia la condizione economica dell’azienda. Certo che se lei già si trova con una Sofferenza bancaria Capocotta, ha altri debiti, non riesce poi ad avere dei rientri economici, allora è palese che non verrà accettato alcuna ristrutturazione debitrice.

Morsa di credito stringente

Come poter uscire dalla situazione di sofferenza con la banca? Per fortuna ci sono dei professionisti in grado di poter aiutare a classificare la propria posizione e da questo punto riuscire a trovare degli accordi che siano in grado di sostenere le parti interessate.

Nel momento in cui si viene protestati, si ha a che fare con un debito insoluto e si è dei cattivi pagatori, si rischia di avere un protesto oppure una segnalazione alla CRIF oppure alla CRAI. Questo perché si è palesemente nel torto, nel senso che non si è in grado di poter saldare un debito che si contrae con degli enti finanziari o con altri soggetti che sono collaboratori oppure altri privati.

Immediatamente si viene etichettati con “Sofferenza bancaria Capocotta” ciò vuol dire che si ha a che fare con una morsa stringente di tutti i servizi soliti che sono disponibili presso gli enti bancari. Non si potranno più emettere assegni o cambiali, si bloccano le carte di credito e non si ha il diritto di avere finanziamenti o altre forme di prestiti.

Prima di arrivare a questa procedura che, in cerco tecnico è una situazione di incaglio di riscossione del debito, l’ente finanziario invia dei solleciti dando la possibilità al debitore di mettersi in regola. Si richiede dunque un pagamento entro 15 giorni dell’intera somma che è stata insoluta, cioè non pagata.

Dopo questo lasso di tempo si arriva a richiedere dei decreti ingiuntivi o degli atti di precetto, che sono le formule legali che precedono poi il protesto con le conseguenze di pignoramento dei beni, sequestro oppure esproprio.

Per le aziende, avere sulla loro “testa” la dicitura di una sofferenza con la banca, porta ad avere un’ipotesi di bancarotta o fallimento. Ciò dunque andrebbe a bloccare totalmente l’attività lavorativa dell’azienda fino ad arrivare poi a delle situazioni che sono disastrose.

Il problema è che se l’azienda è una società si andrà ad agire contro i beni societari e poi con i referenti legali. In caso si è un’azienda di un privato, come le famose ditte individuali, si arriva a delle azioni che sono mirate all’esproprio o sequestro dei propri beni personali o che appartengono al coniuge, con comunione dei beni, fino al 50%.

Primi passi per affrontare la richiesta di ingiunzione

Una persona che si trova in questa situazione di gravità di pagamento dei debiti, appena arriva un’ingiunzione non sa come comportarsi. Per questo esistono degli avvocati che sono specializzati nell’occuparsi di capire quale sia la reale condizione del debitore e valutare le cose da fare.

In primo luogo, una volta che arriva un’ingiunzione, è possibile fare una richiesta di rigetto opponendosi a tale richiesta poiché non è chiara la situazione del soggetto. Infatti l’opposizione aiuta ad avere tempo per organizzarsi con degli accordi bonari, come la ristrutturazione debitrice di cui abbiamo parlato prima, oppure con un accordo bonario dove si va a recuperare parte della somma, ma immediatamente ottenendo poi lo stralcio dei debiti che si sono accumulati.

Questa seconda procedura non è detto che si accolta, ma torniamo a dire che è importante che ci sia una situazione di identificazione della posizione del debitore. Tramite degli avvocati finanziari si potrà capire come comportarsi e quello che si deve fare.

Per le aziende che sono sull’orlo della richiesta di fallimento, l’uso di un avvocato diventa l’unico metodo per poter fronteggiare i problemi dati da un’ingiunzione. Infatti l’azienda ha bisogno di continuare a mantenere le proprietà che gli sono utili per il lavoro, ma promettendo, con dei documenti chiari, di riparare lentamente, ma in modo continuativo il debito, in rate, fino all’estensione del debito stesso.

Ovviamente torniamo a dire che questa è uno dei primi passaggi da fare. Ad ogni modo un’ingiunzione di esproprio si potrà bloccare in base ai debiti contratti e alle situazioni che il debitore sta attraversando.

Proposta di saldo e stralcio da verificare

Alcuni enti creditori possono trovare conveniente la restituzione di parte del debito che sia immediato invece che aspettare anni per riavere la somma totale oppure eseguire tutte le procedure che sono di esproprio e sequestro con il relativo bando in asta.

Tuttavia questo dipende sempre da quali sono i debiti che il soggetto o azienda ha e poi il comportamento tenuto negli anni. Vero è che molte volte si preferisce agire con una ristrutturazione debitoria che consenta, anche a distanza di anni, di riavere la somma intera. Ciò però non è una situazione utile al debitore che si ritrova comunque ad avere la vertenza o dicitura di Sofferenza bancaria Capocotta.

Purtroppo noi possiamo parlare di tante situazioni, ma è vero che è necessario che ci sia sempre una identificazione di quello che si può o non si può fare perché altrimenti si rischia poi di non capire come mai sia necessario avere un avvocato o un professionista di protesti e di prestiti, al proprio fianco.

Le proposte di saldo e stralcio sono diverse. Alcune propongono un patteggio o forma ridotta della somma da restituire, altre volte si ha un nuovo accordo che vada incontro ad una restituzione totale oppure ci sono accordi di pagamenti semestrali per eliminare la segnalazione di protesto, fallimento oppure di cattivo pagatore.

Attenzione che per una qualsiasi proposta di saldo e stralcio diventa necessario che ci siano delle azioni giuridiche e legali per legalizzare la situazione. Infatti è necessario che si abbiano dei documenti che identifichino quello che sta succedendo e quali sono gli accordi che ci sono con il proprio creditore e debitore.

Sofferenza bancaria Capocotta illegittima, cos’è?

Cos’è la sofferenza della banca in modo illegittimo? Qui ci sono delle procedure non rispettate dall’ente bancario o che nascono da eventuali problemi che sono determinati da situazioni non verificate, che stanno danneggiando un soggetto, un debitore per esempio.

Per avere una legittimità della segnalazione di cattivo pagatore oppure di protesto deve essere verificata l’insolvenza del cliente, ma avere poi anche uno storico che permetta di identificare la sua situazione economica.

Se la banca non è provvista di queste informazioni e decide comunque di fare una comunicazione o segnalazione alla CAI e alla CRIF, rischia di danneggiare il probabile debitore. Quest’ultimo può rifarsi con una sofferenza di banca illegittima e richiederne la revoca, ma ciò non vuol dire che c’è un’estinzione del debito. Piuttosto c’è una verifica delle informazioni che consentono al debitore di avere magari una classificazione meno aggressiva perché la sua problematica è stata quella di saltare qualche rata o di aver emesso un assegno scoperto, quando invece lo potrà ripagare in meno di 30 giorni.

Sono dettagli importanti perché alle volte sono questi i problemi a cui vanno incontro molte aziende e perfino tanti privati.

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